Anna Utopia Giordano


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guardavo le mie mani

sopra e intorno fioriscono pietre,
onde ruvide, scissure di cielo limpido.

nel cielo limpido,
sciolta una sostanza nera
d’acqua di roccia,
sorridono e curvano incubi.

così lontano!
dietro le antenne,
oltre le finestre.
così lontano..
nelle eliche e
su rumori di plastica
così lontano, senza madre, non le riconosco

: Pavor Nocturnus :

 


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e mentre rimani inconsistente a vivere lo lasci scivolare.
sospiri intorno, cerchi di incollarti a qualche elemento. un oggetto, un dettaglio. cerchi un rumore che ti riporti (in)stabile nei bordi, una percezione che possa sentire le mani e che stabilisca l’appartenza a un contesto che non sai più distinguere. I rumori si accavallano, comprimendosi su se stessi e aderendo ai colori, ai movimenti. tutto, tutto diventa immagine bidimensionale incapace di offrire stimoli. Il collegamento con l’esterno, le azioni che cadono nel contingente, si atrofizzano in colate di ricordi e proiezioni nascenti. uno slancio storico del passato continuamente infinito. l’equilibrio del poi in cui stai essendo. rassegnato, articoli un suono..ecco che fuoriesce dal corpo qualcosa a cui puoi attribuire difficilmente una direzione. si estende nell’aria il suo ampliamento. e respiri. sospiri. scuoti la testa. continui a scegliere suoni, appoggi le dita sugli oggetti per provare che ancora puoi sentirti.
chiudi gli occhi: sei un corpo che sai controllare, un cambiamento variabile di co-incidenze articolate intersecate con la materia.
Ti addormenti.


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Ho perdonato la giustizia, la tolleranza.
Trasporto graffi allotropici,avventure incise con pece

e simboli anidri (sabbia,

lacune, un Orisha mortale).

Cnidociglio, sentiero prolungato

fra planimetrie soteriologiche

– dravya, guṇa, karma –

sfuma flegma, una confessione.

Mi accarezza un soffio estroflesso,

flosgenico, intriso d’umor vitreo

e bile, attraverso spirocheti mesofili

e capsule di flocculi dorsali

funzioni tonali,

i suoni si sciolgono:

ecpirosi

mediante