Anna Utopia Giordano


Leave a comment

«Ma ella è leggera» disse
«e terribile come un esercito con tutte le bandiere al vento»

da Il Poeta di Karen Blixen

Advertisements


Leave a comment

“Straciłam kilka bogiń w drodze z południa na północ, / a także wielu bogów w drodze ze wschodu na zachód. / Zgasło mi raz na zawsze parę gwiazd, rozstąp się niebo. / Zapadła mi się w morze wyspa jedna, druga. / Nie wiem nawet dokładnie, gdzie zostawiłam pazury […]”
Premowiene w biurze znalezionych rzeczy – Wisława Szymborska


1 Comment

Varie II

[…] Non posso certo garantire per il mio carattere. Credo che sia ben poco accomodante, certamente troppo poco agli occhi del mondo. Non riesco a dimenticare le follie e i vizi degli altri quanto dovrei, né le offese fattemi. I miei sentimenti non si spostano a ogni tentativo di smuoverli. Il mio carattere potrebbe forse essere definito permaloso. La mia stima una volta perduta è perduta per sempre.”
“Questo sì che è un vero e proprio difetto!” esclamò Elizabeth. “Un rancore implacabile è una macchia in un carattere. Ma come difetto è scelto bene. […]”
“In ogni temperamento c’è, credo, una tendenza a un qualche particolare peccato, un’imperfezione naturale che nemmeno la migliore educazione può sconfiggere.”
“E la vostra imperfezione è detestare tutti.”
“E la vostra”, replicò lui con un sorriso, “è l’ostinazione nel fraintenderli.”
(Jane Austen)

from J.R. Lucas: Minds, Machines and Gödel
“The paradoxes of consciousness arise because a conscious being can be aware of itself, as well as of other things, and yet cannot really be construed as being divisible into parts. It means that a conscious being can deal with Gödelian questions in a way in which a machine cannot, because a conscious being can both consider itself and its performance and yet not be other than that which did the performance. A machine can be made in a manner of speaking to “consider” its own performance, but it cannot take this “into account” without thereby becoming a different machine, namely the old machine with a “new part” added. But it is inherent in our idea of a conscious mind that it can reflect upon itself and criticize its own performances, and no extra part is required to do this: it is already complete, and has no Achilles’ heel.”
http://users.ox.ac.uk/~jrlucas/mmg.html


3 Comments

Varie

“Diffidate di quei maestri che si lamentano sempre del fatto che i loro alunni sono stupidi. Devono prendersela con se stessi. Chi crede nell’intelligenza degli altri la provoca e la fa scaturire. Chi ne dubita e ne diffida la intimidisce fino a distruggerla” (J. Guéhenno)

Perchè mai versioni
di questa mancanza
di comunicazione sono
universali?

(Allen Ginsberg)

“Ci piace criticare. Ci piace censurare. Ci piace condannare. Ci piace chiosare. Ci piace attaccare. Ci piace deplorare. Ci piace spettegolare.
E inoltre ci piace malignare, accusare, sindacare, infangare, sputtanare, criminalizzare, bollare. Infine ci piace giudicare e sentenziare, poiché viviamo nella presunzione che siamo moralmente e giuridicamente innocenti, sicché la responsabilità non è mai nostra. E’ facile vedere la gobba altrui.
Difficile vedere la propria. Ma è proprio impossibile estirpare l’italiano che è in noi.” (Alberto Gamberini)

The greatest adventure is what lies ahead.
Today and tomorrow are yet to be said.
The chances, the changes are all yours to make.
The mold of your life is in your hands to break.”
J.R.R. Tolkien

“We have multiple descriptions of
things – and can quickly switch
among them.” (M. Minsky – The
emotion machine – ed. Simon & Schuster – p. 334)

“Common sense is the collection of
prejudices acquired by age eighteen”
A. Einstein

“We don’t see things as they are.
We see things as we are.” (Anais Nin)

“Che cos’è una mente colta? E’ quella di chi ha imparato le diverse forme della riflessione, e che è in grado di guardare da una molteplicità di punti di vista. La cultura è proporzionale alla quantità delle categorie di cui un’intelligenza dispone” (H.F. Amiel)

Je devins un opéra fabuleux : je vis que tous les êtres ont une fatalité de bonheur : l’action n’est pas la vie, mais une façon de gâcher quelque force, un énervement. La morale est la faiblesse de la cervelle. (Rimbaud)

“Per quanto ti arrabatti
intorno a un bue, non
riuscirai mai a cavarne
latte” da Le anime morte, Gogol’

“Confusum est quidquid usque in pulverem sectum est” -> “Tutto ciò che viene diviso fino al punto di diventar polvere è confuso”
Seneca, Epistole, 89

“Avendo talvolta il sapore degli spiriti giovani
un po’ me ne frego se andare è perdersi.
E perdere.

Di quanti/e ho incontrato al mattino, aspettando il treno,
mi è rimasto soltanto il sole appiccicato sulla fronte;”

(da “Albeggia ma non ce ne frega un ca**o”, pag 35, di Naiv Sirob meglio noto come Francesco Alfarano e/o viceversa)

“Tunc animis opus, Aenea, tunc pectore firmo” -> “Allora, Enea, ti occorse del coraggio, allora ti occorse un cuore fermo”
(Virgilio, Eneide, VI, 261)

[…] Caos e instabilità non erano affatto la stessa cosa. Si poteva aggiungere del rumore in questo sistema, agitarlo, scuoterlo, interferire col suo movimento, e poi, quando tutto si assestava, mentre i fenomi transitori si allontanavano illanguidensdosi come echi in un canyon, il sistema tornava allo stesso modello peculiare di irregolarità che possedeva in precedenza. Era un sistema imprevedibile localmente ma stabile su scala globale. […]

But Homo Sapiens is a particularly social species, and one of its social characteristics is especially striking: reading one another’s minds. (Alvin I. Goldman)

[…] Dire che una certa cosa era ovvia significava che poteva essere capita da ogni fisico di un certo livello dopo un’appropriata riflessione e i calcoli opportuni. L’espressione “non ovvia” veniva usata per indicare ricerche che imponevano rispetto e che potevano condurre al Premio Nobel. Ai problemi più difficili, i problemi che non si potevano risolvere se non dopo avere scrutato per molto tempo nelle viscere dell’universo, i fisici riservavano parole come “profondo”. Nel 1974, anche se pochi suoi colleghi lo sapevano, Feigenbaum stava lavorando su un problema profondo: il caos. […]
(dal prologo di “Caos” – James Gleick -1987)

Un matematico può dire quello che vuole, ma un fisico deve essere almeno parzialmente sano di mente.
(J.W. Gibbs)

“No, non sono io: è qualcun altro che soffre,
io così non potrei, e quanto è successo
lo coprano i drappi neri,
lo portino via i lampioni…”

(1940 – Anna Andreevna Achmatova)

[…]
E nella stanza del poeta al bando
vegliano a turno il terrore e la Musa
e va la notte
che non conosce alba.

(4 marzo 1936 – Anna Achmatova)