Anna Utopia Giordano


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Er

Ripristinare il bianco,
i colori pastello,

la volontà. Di.

La prima luce non bastava,
avanti: fino alla seconda

e

non c’era niente

e

non c’era niente

e

guardavo il ferro, a terra, correndo

e

non c’era niente

e

poi credevo di doverla
battezzare. Aveva sete.

Gli abiti sono scomparsi,
intrecciando i nastri,
nell’acqua.

L’intorno si espande,
trascina le tendenze,

ma io.

Ma io.

Non ho più la forza e
anche Ulisse ha scelto una
vita qualunque.

Ph: Tommy Napolitano, Assistant: Riccardo Freggia, Model/Mua/Hair: Utopia, Styling: Petra Blurr, Location: Dover – White Cliffs, thanx to Iabo


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Lapsus

Premendo a scintille,
Ηλεχτρον

futuro del passato
il mio nome
lo stato (di cose)
il rumore

come se Avogadro
potesse pentirsi
di essere (stato).

(forse) Dante per paura era puro.

«Maiori forsan cum timore
sententiam in me fertis
quam ego accipiam
»

c’è abbastanza pensiero
per fare esistere l’idea ?

non credono in dio:
ma nel diavolo?

li ricordo tutti.

mi ricordo che sono stata
mi ricordo che cosa sono stata
mi ricordo che cosa potevo essere
mi ricordo che cosa non potevo essere
mi ricordo chi sono
mi ricordo chi sarò

att(u)o infinite potenze,
viceversa.

Solo una è precisa.

Sono (alla) punta.

| Valore |
è una parola
iperinflazionata.

per me le poche persone buone
avevano troppa paura.

E(p)pure io.

Ambiente controllato.
Ambiente puro.

Lascio il limite,
lascio le antenne.

Il sospetto di essere
pensiero libero.

Ancora.


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Evtušenko

[…]

Con gioia scorgo nuove paure:
la paura di non essere sincero col proprio paese,
la paura di avvilire con la menzogna le idee
che sono la verità stessa,

la paura di fanfaronare fino all’idiozia
la paura di ripetere parole altrui,
la paura di offendere gli altri con la sfiducia
e di credere troppo in sé stessi.

E mentre scrivo queste righe
talora involontariamente mi affretto,
ma le scrivo con la sola paura
di non scrivere con tutta la forza…

(Evtušenko)


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guardavo le mie mani

sopra e intorno fioriscono pietre,
onde ruvide, scissure di cielo limpido.

nel cielo limpido,
sciolta una sostanza nera
d’acqua di roccia,
sorridono e curvano incubi.

così lontano!
dietro le antenne,
oltre le finestre.
così lontano..
nelle eliche e
su rumori di plastica
così lontano, senza madre, non le riconosco

: Pavor Nocturnus :

 


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e mentre rimani inconsistente a vivere lo lasci scivolare.
sospiri intorno, cerchi di incollarti a qualche elemento. un oggetto, un dettaglio. cerchi un rumore che ti riporti (in)stabile nei bordi, una percezione che possa sentire le mani e che stabilisca l’appartenza a un contesto che non sai più distinguere. I rumori si accavallano, comprimendosi su se stessi e aderendo ai colori, ai movimenti. tutto, tutto diventa immagine bidimensionale incapace di offrire stimoli. Il collegamento con l’esterno, le azioni che cadono nel contingente, si atrofizzano in colate di ricordi e proiezioni nascenti. uno slancio storico del passato continuamente infinito. l’equilibrio del poi in cui stai essendo. rassegnato, articoli un suono..ecco che fuoriesce dal corpo qualcosa a cui puoi attribuire difficilmente una direzione. si estende nell’aria il suo ampliamento. e respiri. sospiri. scuoti la testa. continui a scegliere suoni, appoggi le dita sugli oggetti per provare che ancora puoi sentirti.
chiudi gli occhi: sei un corpo che sai controllare, un cambiamento variabile di co-incidenze articolate intersecate con la materia.
Ti addormenti.