Anna Utopia Giordano

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immagini labirintiche si lasciano cadere trasparenti,
affacciate su toni languidi e
mescolate al contrario sulle mani,
tra le labbra.

tra chiassi sordi di ciclopi decaduti
l’iperboreo smarrito si trascina lungo la corsia
confuso nell’incastro dei vetri d’alluminio,
si volta esitando infinitamente sullo stesso intervallo
sciogliendosi in figure di plasma perlaceo.
Dissolto, squittendo, avanza stopposo
agganciato a rotelle scavate,
poi fisso e arrugginito
in abito da festa
e blindato nelle realtà ipocrite
dalle varazioni improvvise,
lamenta verso il cielo verniciato
d’impulsi lividi spenti sugli specchi.

Connettori immorali senza ricordi,
disagio isoritmico sulla luna nuova
e solo qualche interazione a intermittenza.

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