Anna Utopia Giordano

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Il muro bianco essenziale
allontana inquieto l’assenza grottesca,
il suo umido scivola nelle finestre
tremando scomposto tra corrente e marmo.

Le porte piangono lente
scostate da occhi immobili;
nasce dal latteo imbrunire di lampioni,
nascosto nei polsi delle donne al banchetto,
poi s’estende sul fiume assopito.

Riversandosi nelle strade indecise,
ovunque smisurate, alcuni
satiri furfanti spengono le stelle
tirandole lontane,
pietre sui corvi.

I nomi scompaiono… le distanze si dilatano,
la tua anima di spiritualità artificiale
graffiata da superbia desiosa
vuole solo dominare inoperosa,
in ogni sintagma,
dentro tutti gli istanti.

Codifica immagini ed errori sistematici,
corre su terre sghembe mentre
dorme furiosamente. Nessuna specificazione
o difetto di misura: questi insiemi
cancellano ologrammi proiettati.
Nello stesso intorno
vette e abissi ripidi
si formano nel giardino di Afrodite,
indifesi nella loro fissità incapace.

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