Anna Utopia Giordano

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Mostri dal sorriso ogivale
percuotono lampi cullati
dalle rughe finali di maggio,
visioni docili nate dal miraggio
ingenuo di spettri malati,
navigatori incisi su portoni ramati,
che anonimi, callidi, senza coraggio
bruciano il suolo superficiale.
L’impatto distinto dalla rivoluzione,
logora e d’essenza fragile,
rovina l’analisi instabile
della languida negazione
sconsacrata; leggero pone
simulacri dal patimento miserabile
e soffoca il mondo diagonale.
E’ pallido e costretto l’animale
ottenuto rompendo disuguaglianze,
entra rallentando flessuoso
poggia morbido, sinuoso
su logicità e minoranze,
malinconico emula danze
tormentate d’elianti, spugnoso
aspetta la fissità del temporale,
poi sale voltato verso la torre
riflesso negli specchi invasi
d’universali ripidi e frasi
circolari; fiacco rincorre
l’antelio esile, scorre
oscitante, produce stasi,
infine s‘estingue, commosso e immortale.
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